Giovedì 24 Ago 2017
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Un SOGNO

Stampa PDF

Un Sogno a Camaldoli

Tutti coloro che hanno bisogno di un momento di tranquillità potrebbero andare a passare qualche giorno ospiti al monastero di Camaldoli: in particolare passare lì il Capodanno e partecipare alla “veglia” salendo dal monastero fino all’ Eremo, in mezzo al bosco, con le fiaccole che illuminano il percorso: è un’esperienza indimenticabile.

Abbiamo occupato una cameretta con una finestra che si affacciava su un fitto bosco tra cui scorreva un torrente ed una cascata la cui musica rappacificante ci accompagnava anche durante la notte.

I monaci si confondevano con gli ospiti e solo durante le funzioni indossavano i loro magici e suggestivi sai bianchi e potevi improvvisamente trovarli a parlare con qualcuno, o inginocchiati a meditare o semplicemente a sorriderti senza alcun motivo apparente.

Avevo trovato, all’ultimo piano, una cappellina appartata, molto intima, che sentivo piena di energia positiva, in cui c’erano due ragazzi in meditazione a sedere su un cuscino davanti all’altare. e così avevo meditato anch’io.

Quella notte ho fatto un sogno:  ero in compagnia di un monaco, mi raccontava della vita dell’Eremo, delle funzioni e dei riti, ma soprattutto mi parlava del senso profondo di fratellanza, di unità, di pace che sentivano, della gratitudine per il Creato e della voglia di essere di aiuto e di servizio per gli altri. Non mi ricordo tutto il sogno e le cose dette, ma mi ricordo con chiarezza che c’è stato un momento di silenzio e mi è venuta dal cuore una domanda:  “ma se tu fossi libero dai vincoli del monastero, se sentissi chiare quelle cose che mi dici ma stessi vivendo una vita fuori, in mezzo agli altri, in città, potresti dirmi come vedresti un gruppo di persone simile al vostro gruppo, che sente forte quelle cose,  e volesse realizzarle fuori, nella vita, stando nel mondo.

Come vedresti un nuovo modo dell’ ”Ora et Labora” per chi vive all’interno della società?”

“ Sì . . .

Vedo aprirsi i muri del monastero, dissolversi,  crollare tutto questo (e fece un ampio gesto con le braccia)  Forse andrei con i miei fratelli in giro per il mondo, forse fonderei una comunità, una comunità aperta, libera . . .  non so bene ma . . .

Sì, vedo una specie di laboratorio alchemico, un luogo di trasformazione.

Vedo un orto aperto a tutti, dove si coltiva con amore il nutrimento per il nostro corpo fisico, ma in cui questo nutrimento è messo a disposizione di chi ne ha bisogno: chi partecipa al lavoro e chi va raccogliendo quello che gli serve, con amore, con gioia, in un clima sereno e rigenerante, e nel vero rispetto degli altri, un orto che produce verdura, ma anche fiori, perché la bellezza è un nutrimento reale.

Vedo poi un’attività culturale, il nutrimento per la Mente Superiore, per l’Anima, per lo Spirito di quelli che ci si dedicano e per quelli che la frequentano. Un’attività aperta . . .  a servizio di molti; semplice ma piena di luce e amore, con momenti di meditazione e tutto quello che può contribuire a raggiungere, e ad aiutare a raggiungere, un maggior “ricordo di sé”, un aumento della consapevolezza, una pace interiore .

A lato, e a complemento di tutto questo, vedo anche un angolo in cui si coltivano erbe officinali, essenze particolari, sperimentazioni botaniche con la funzione di ricercare e dimostrare come la Natura possa essere in sintonia con l’uomo.

Qualcuno che colleziona libri, qualcuno che prepara lezioni o seminari, qualcuno che prepara da mangiare per tutti, qualcuno su un prato che dipinge . . . “

Non so bene, sarebbe un modo, un luogo tutto da inventare . . .

 141 visitatori online