Domenica 08 Dic 2019
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La conoscenza negata_Lucia Zanasi

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Intervista a Lucia Zanasi

Autrice del libro “La conoscenza negata” Ed. Cerchio della Luna


Nel libro racconti del percorso che ti ha condotto ad una ricerca spirituale che esula completamente  dall’indottrinamento della chiesa. Vuoi raccontarci in breve i punti salienti del tuo percorso?

In prima persona ho sperimentato cosa significa essere indottrinati, nel senso più stretto del termine. Sono cresciuta in una famiglia cristiana cattolica, recitavamo le preghiere tutte le sere davanti al crocefisso, finite le quali recitavo il rosario in solitudine nella mia stanza. Ho frequentato una scuola religiosa, nella quale era richiesto il superamento dell’esame di religione al termine di ogni anno scolastico.

E poi, cosa è accaduto?

Ho iniziato a pormi domande. Gli aspetti del cristianesimo che ritenevo più inquietanti erano principalmente due: il primo riguardava come ci viene descritto Dio, padre così “amorevole”, che appena metti un piede in fallo come minimo ti folgora vivo; l’altra questione riguardava lo strano ruolo della Madonna che, per quello che racconta la chiesa, è stata creata senza la possibilità di poter peccare, che ingiustizia!

Nel libro tratti vari temi, fra i quali l’amore e il sesso, due forme di energie spirituali?

La vita, il principio creatore, la parte più divina di noi è amore. La vita è amore perchè l’amore sa fare del bene anche facendo passare un individuo per le pene dell’inferno, se questo è ciò che gli occorre per crescere. L’amore è compassionevole, mai pietoso.

Il sesso è una cosa sacra. Abbiamo trasformato questo potentissimo mezzo, che consentirebbe di raggiungere l’estasi, in merce di scambio, rinunciando così alla sacralità dell’atto d’amore.

Definisci la carità “non costruttiva”, puoi spiegarci cosa intendi?

La carità, così come l’assistenzialismo, porta le persone ad accrescere la propria debolezza e dipendenza essendo sempre subordinati a qualcuno o a qualcosa che soddisfi ogni necessità. Il riuscire a vivere, se pur con fatica, delle proprie forze ed energie, sviluppa nell’individuo una stima in se stesso con la quale potrebbe acquisire la capacità di costruire qualcosa da sè. Se riusciremo a comprendere che ognuno è nella situazione in cui si trova per sua unica responsabilità, comprenderemo anche che l’unico modo per uscire da una situazione negativa, è trovare direttamente una soluzione. Il principio su cui si basa la nostra esistenza è che dobbiamo imparare. Quanto tempo ci mettiamo dipende dalla nostra caparbietà nel capire le lezioni che la vita, cioè il divino che è in noi, ci manda. La vita in realtà non ha la minima fretta che noi evolviamo… Lei sta a guardare fuori dal tempo e dallo spazio.

Con questo non voglio dire che non si debba aiutare il prossimo, esistono casi nei quali ci si presenta l’occasione di poter aiutare qualcuno e facciamo bene a farlo, ma non è il caso di andarne in cerca, eccetto che questa non sia davvero una vocazione profonda, scaturita da un animo talmente nobile, e in comunione con il tutto, da sentire nostro il dolore degli altri. Non sarà però ancora abbastanza, perché per manovrare basse energie, bisogna essere assai evoluti, cioè in grado di sostenerle e di capire quale sia il bene per l’individuo.

Fra i vari modi di aiutare il prossimo vi è quello di insegnare ad affrontare lo stato di bisogno del momento, come diceva Confucio: “Se vuoi sfamare un uomo non dargli un pesce, insegnagli a pescare”.

Secondo te qual è la causa della sofferenza che attanaglia l’umanità?

L’unica causa responsabile di ogni nostro dolore è solo ed unicamente la mancanza di consapevolezza. Il nostro dolore deriva dalla convinzione di essere separati dal principio creatore.

La dualità nella quale siamo immersi, ci allontana dal Principio di Unità quanto più, tanto più non siamo consapevoli della nostra stessa dualità.

La dualità è la forma, illusoria, della nostra vita ogni volta che entriamo in dimensioni spazio temporali. Essendo il Principio increato, al di fuori di ogni criterio di giudizio, è né bene, né male, quindi semplicemente oltre una dualità di qualsiasi genere, in un UNO perenne.

La scienza stessa ha dimostrato che tutto è interconnesso e, in effetti, non è mai stata così vicina a Dio come ai nostri giorni, là dove per Dio non s’intende la solita vecchia accozzaglia di caratteristiche imparate a memoria, ma piuttosto un principio dinamico in assoluta armonia che prescinde da qualsiasi descrizione, apostrofazione e soprattutto identificazione.

Si può ben dire che Dio effettivamente non esista, almeno non come ce lo siamo sempre immaginati o come ce lo hanno sempre descritto. Non è un’entità, è pura energia di cui tutto è profondamente permeato: dalla stella più lontana, al filo d’erba a noi più vicino e a noi stessi.

Da quanto affermi, basterebbe ben poco per raggiungere la “felicità”?!

Poco, sì, ma talmente semplice che per noi umani sembra quasi inattuabile. La ricetta è presto fatta: vivere in verità, semplicità e amore e farlo nel qui ed ora. In questo modo si annullano il tempo e lo spazio, unici responsabili di tutte le nostre sofferenze. Ma sembra che per l’uomo mangiare, passeggiare, guardare, leggere, odorare o anche semplicemente respirare senza pensare ad altro che a quello che sta facendo sia una delle cose più difficili e complicate che esistano al mondo. Ed effettivamente chiunque provi a cimentarsi in questo esercizio, si accorgerà come la resistenza offerta dalla nostra abitudine ancestrale di fare qualsiasi cosa pensando ad altro, lo porti a faticare per essere effettivamente presente a ciò che fa. Ma la risoluzione starà nel non demordere continuando a provare e riprovare, finchè l’attitudine della nostra mente non verrà per sempre modificata. Ecco che allora avremo accesso al Regno dei Cieli, già qui sulla Terra.

Più facile a dirsi, che a farsi?

La nostra mente è come l’hard disc di un computer che si muove di continuo su impostazioni errate e reiterate. Si tratta solo di riprogrammarci. E non è proprio solo una metafora. Infatti considerando che il nostro cervello funziona ad impulsi elettrici e che questi prendono vita dalla complessità del nostro stile di vita e dalle vibrazioni che questo nostro stile trasmette al cervello, ecco che si comprende, come ci insegna l’epigenetica e il principio di Heisenberg, che lo spostamento della nostra attenzione su nuove rotte ancora mai tracciate, modifica anche a livello genetico il nostro cervello e le nostre cellule cerebrali. (Si pensi ad esempio che le endorfine possono essere prodotte nel cervello sia a causa dell’ingestione di cioccolata, sia mentre si prova un forte sentimento d’amore).

Cosa ci vuoi dire sulla meditazione?

Non ritengo assolutamente che la meditazione sia un mezzo indispensabile per raggiungere una coscienza superiore. Per quella che è stata la mia esperienza, posso solo dire che può essere considerata un assaggio della vibrazione universale. Ma, personalmente trovo possa essere addirittura dannoso vedere nella meditazione l’unica via per l’ascesa interiore. Gli uomini di oggi hanno una strada più semplice ed immediata da percorrere: quella della presenza nel vivere qui ed ora. Questa, per me è la più alta forma di meditazione; perché accade 24 ore su 24. A che serve mettersi seduti a meditare se poi perdiamo il senso dello scopo della nostra esistenza durante l’arco della giornata? La nostra attenzione deve essere continua istante per istante; ed è solo l’attenzione che ci fa varcare quella soglia così ambita da ogni ricercatore spirituale. La meditazione, quindi, come tradizionalmente viene intesa, può essere un buon supporto, come un buon libro, ma non indispensabile.

È necessaria la devozione per ampliare la coscienza?

A mio parere e per quello che è stata la mia esperienza, se la conoscenza è un aiuto per la presa di consapevolezza, la devozione si presenta su un terreno sdrucciolevole. È indubbio che sia stata la devozione a spingermi nella ricerca interiore, ma è altrettanto vero che è stata anche la prima cosa che ho dovuto abbandonare per fare un salto quantico nella comprensione della mia natura. La devozione sottintende necessariamente che ci sia qualcuno a cui essere devoto. Il concetto di un dio separato da noi, può andare bene per tutti coloro che in questa vita non sentono l’urgenza e la necessità di fare chiarezza e che non hanno quello stimolo a cercare la verità, ovunque essa si trovi. Comunque non esiste una sola strada, ma tante quante sono gli esseri viventi, ognuno di noi è unico e irripetibile ed è un infinitesimale sfaccettatura dell’UNO.

Oggi, quale tipo di vita vivi?

Non sono sicuramente esente dalla paura e dal dolore, ma posso ben dire di aver trovato un mezzo con il quale trasformarli, ciò non significa che sempre ci riesca, o meglio dovrei dire che sempre lo voglia. Quello che però ritengo davvero importante, è di aver raggiunto la consapevolezza del fatto che, se un dolore mi resta attaccato addosso per un certo tempo è solo e unicamente perché non voglio, in quel frangente, compiere lo sforzo di trasformarlo e riconoscere tutto questo è già molto. Il nostro ego, infatti, fa del suo meglio per tenerci cucito addosso il dolore e la paura, lui si nutre di questo. Quello che posso dire a riguardo è che riesco a sentire una sorta di compiacimento vittimistico ogni volta che assecondo i desideri dell’ego. A volte invece riesco a non accontentarlo e allora non solo si trasforma la situazione del momento, ma è come se immediatamente si aprisse una nuova dimensione intorno e dentro di me ed è una piacevolissima sensazione.

Grazie

Grazie e voi.

Associazione culturale “senzanome” per lo sviluppo della Consapevolezza

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