Giovedì 24 Ago 2017
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L’OSSERVAZIONE DELLA REALTÀ FISICA: UN PASSAGGIO SEGRETO ALLA REALTÀ METAFISICA?

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“…Il termine “osservatore” dovrebbe essere sostituito dal termine “partecipante”. Questa sostituzione potrebbe indicare il ruolo radicalmente nuovo della coscienza nella fisica… la realtà soggettiva e oggettiva in un certo senso si creano l’un l’altra… è possibile che l’universo in uno strano senso sia “portato alla luce” dalla partecipazione di quelli che partecipano?” John Wheeler fisico di Princeton

Galileo Galilei può essere considerato il fondatore della scienza moderna perché ridestò l’uomo da una acritica accettazione dell’autorità di Aristotele. L'introduzione del metodo sperimentale fu un’importante rivoluzione del paradigma della scienza, che ne sostituì il precedente concetto aristotelico. La visione aristotelica si basava principalmente sulla dicotomia tra la realtà osservata e quella naturale: soltanto quest'ultima aveva valore di scienza, poteva essere spiegata dalla teologia e non poteva essere smentita o contestata dall'evidenza empirica. La vera rivoluzione di Galileo Galilei fu quella di unire i due mondi aristotelici per presentare una nuova definizione di realtà. Secondo Galileo "l'universo è unitario, semplice, naturale e scritto nella lingua della matematica". I compiti dello scienziato si ascrivono nell’osservare la realtà, selezionare i fatti e individuare i meccanismi semplici e le cause che li generano. Dal piccolo mondo antico in cui la teologia poteva spiegare tutto, si passò all'universo sconfinato di Galileo, un mondo dominato dalla certezza dei calcoli matematici. La scienza perse il suo carattere estensivo, armonico e generico per acquisire quello dell'approfondimento, frantumando la conoscenza in discipline man mano più settoriali e specialistiche. Il piccolo mondo medioevale era diventato man mano più grande e più complesso, una realtà impossibile da poter gestire con la vecchia visione aristotelica. Al contrario, la specializzazione del pensiero ben si adattava alla realtà moderna del XIV e del XV secolo. Queste condizioni sociali favorevoli permisero a uomini come Galileo Galilei di fornire nuovi e alternativi argomenti per comprendere la realtà fisica.  Non fu soltanto l'introduzione del metodo sperimentale, che peraltro si affermò soltanto successivamente, a far crollare la teoria aristotelica, ma anche  l'esigenza di comprendere in un nuovo modo i fenomeni osservati.

E arriviamo “all’inquietante” mondo della Meccanica Quantistica: gli esperimenti hanno inesorabilmente dimostrato che la nostra concezione della realtà è completamente inadeguata se rapportata al regno dell’infinitamente piccolo.

La meccanica quantistica ha dimostrato che l’osservatore è un tutt’uno con l’osservato. In altre parole, anche se nella “nostra realtà” ci percepiamo separati gli uni dagli altri, in quella quantica le particelle sono collegate tra loro come una fitta rete informazionale che lega una parte al Tutto. Questo significa che l’universo dell’infinitamente piccolo trascende lo spazio in un’unica unità senza tempo. Ma siamo certi che la meccanica quantistica descrive solo il mondo della dimensione di un "quanto"? Quelle stesse caratteristiche non si adattano anche alla realtà macroscopica?

Nella metafora della farfalla s’immagina che un semplice movimento di molecole d’aria generato dal battito d’ali dell’insetto possa causare una catena di movimenti di altre molecole fino a scatenare un uragano. "Può il batter d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?" fu il titolo di una conferenza tenuta da Edward Lorenz nel 1972.

Allora mi chiedo: nei momenti di crisi esistenziale, di profonda sofferenza (e in questo periodo ci sono moltissime persone in queste condizioni) possiamo cogliere l’essenza di questa esperienza come uno dei frutti migliori della nostra vita?

E il lettore (già lo immagino) si chiederà: cosa c’entra questo con la fisica quantistica?

Non lo so nemmeno io, ma seguiamo il filo logico del ragionamento.

Quando proviamo dolore siamo un tutt’uno, completamente aderenti, con la realtà fisica, non ci è possibile distanziarci da quel dolore o da ciò che lo provoca, esso è intimamente legato a ciò che noi siamo. Il dolore ci tocca diventando così l’emblema di ciò che accade sulla nostra pelle, dentro il nostro corpo, nelle sue fibre. Ognuno di noi ha sperimentato una qualche forma di dolore, più o meno grave, quindi ne conosce l’evidenza, eppure non sappiamo bene cosa sia. Ma anche della fisica quantistica conosciamo le leggi matematiche, eppure continua a rimanere avvolta nel mistero proprio in virtù dei concetti che sottendono alle leggi matematiche.

Quando soffro sono un tutt’uno con la mia sofferenza che nel contempo lacera i contenuti dell’essere fisico, spirituale, sociale, familiare e psichico: ciò che si crea è spazio, la lacerazione produce spazi, quindi è nella lacerazione del dolore che possiamo entrare in rapporto non solo con gli altri ma anche con chi soffre perché quello che si viene a creare è lo spazio delle infinite possibilità.

IL MESSAGGIO CELATO

“Penso di poter affermare tranquillamente che nessuno capisce la meccanica quantistica.”  Richard Feynman

“Chiunque non resti scioccato dalla teoria dei quanti non la capisce.”  Niels Bohr

Il dolore e la sofferenza ci obbligano a fermarci dal compiere azioni: il corpo è concentrato nel dolore al punto da toglierci tutte le forze e quando nel vivere quotidiano si introduce improvvisamente un evento che sconvolge drammaticamente la nostra vita, essa assume una valenza profondamente diversa. C’è però una differenza tra il dolore fisico, che è un processo fisiologico al quale oggi la tecnica medica riesce, almeno per una parte significativa, far fronte, e la sofferenza che è la nostra risposta mentale ed emozionale al dolore. La sofferenza è la rappresentazione personale, quindi soggettiva, del dolore: la paura, la rabbia, il senso di colpa, la solitudine e l’impotenza sono tutte risposte mentali ed emotive che intensificano la pena. Nei periodi drammatici, di crisi profonda, sembra impossibile riflettere sul significato di quanto ci sta accadendo: in quei momenti non possiamo fare altro che sopportare il dolore. Nei momenti di vera sofferenza fisica, morale o spirituale ci troviamo davanti ad un muro dal quale non è possibile retrocedere; è utile, ma anche necessario, organizzare tutte le forze a disposizione per superarlo dando un significato nuovo all’esistenza che in quel particolare momento si modifica profondamente a tutti i livelli.

La sola ragione non è sufficiente per capire il perché di tutto questo, la ragione non dà risposte sufficienti, c’è qualcosa che ci sfugge e non solo dal punto di vista religioso. La sofferenza dal punto di vista fisico, mentale e spirituale è sempre più dentro di noi, almeno in certi momenti particolari, e ci attanaglia l’Anima, a volte non solo fino alla depressione ma anche oltre, sino alla disperazione.

“Dare un senso alla vita” nelle situazioni difficili, quando sembra morire perfino la speranza, quando nei momenti più bui non si vede nemmeno più un lumicino lungo la via,  quando ci si sente abbandonati da tutti, non è certamente facile, ma è sicuramente necessario affrontare, accogliere ed accettare – senza mai perdersi d’animo – anche questi momenti con grande forza d’animo.

Esiste sempre una causa a tutto questo?

Secondo me sì, se nel passato o nel presente, se in funzione delle nostre scelte o di quelle altrui, o se per una sorta di concatenazione di tutti questi fattori, non saprei proprio dirlo, credo inoltre che la sofferenza e il dolore rivestano anche una funzione precisa: la consapevolezza del nostro dolore e delle nostre pene ci aiuta a maturare l’empatia, la capacità di entrare in rapporto con i sentimenti e le sofferenze altrui.

Le crisi ci obbligano a soffermare l’attenzione sul presente, sul qui e ora, il punto in cui si incontrano sia il passato che il futuro, non più secondo una concezione lineare newtoniana, ma secondo la prospettiva di una realtà dinamica: la curvatura spazio-temporale di Einstein.

La causalità si muove in entrambe le direzioni verso ogni punto, non esiste né un passato, né un futuro: il tempo è un fenomeno della nostra coscienza che proiettiamo all’esterno e che immaginiamo essere sempre lineare diretto in un’unica direzione, ma è una artificio della nostra mente ingannata dalla percezione materiale della realtà fisica.

Riporto le bellissime ed esplicative parole sull’atemporalità tratte dal libro “Siddharta” di Hermann Hesse:

«Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?»

Un chiaro sorriso si diffuse sul volto di Vasudeva. « Sì, Siddharta» rispose. « Ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si trova dovunque, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna dovunque in ogni istante, e che per lui non vi è che presente, neanche l’ombra del passato, neanche l’ombra dell’avvenire?»

«Sì, questo» disse  Siddharta. «E quando l’ebbi appreso, allora considerai la mia vita, e vidi che è anch’essa un fiume, vidi che soltanto ombre, ma nulla di reale, separano il ragazzo Siddharta dall’uomo Siddharta e dal vecchio Siddharta. Anche le precedenti incarnazioni di Siddharta non furono un passato, e la sua morte e il suo ritorno a Brahma non sono un avvenire. Nulla fu, nulla sarà: tutto è, tutto ha realtà e presenza»”.

Così come l’infinito è completamente presente in ogni punto nello spazio, anche tutta l’eternità è completamente presente in ogni punto del tempo e, dal punto di vista dell’eternità, tutto il tempo è adesso e tutto lo spazio è qui.

Non solo la ragione è insufficiente per capire il perché della sofferenza, ma anche la causalità non è uno strumento sufficiente per capire: ad ogni causa esiste sempre una causa precedente che produce una causa successiva che ne produce una precedente, è un loop dal quale non se ne esce; per poter risolvere un problema dobbiamo affrontarlo ad un livello diverso rispetto a quello da cui è scaturito: intendo un diverso livello di coscienza. Ricercare la causa porta ad interpretare gli eventi secondo la prospettiva offerta dall’emisfero cerebrale sinistro. L’emisfero destro invece non conosce la causalità, ma pensa in maniera analogica, cioè né lineare, né locale, ma a “salti”: i salti quantici della nostra coscienza.

In certi momenti particolari, direi “analogici”, riusciamo ad accedere a soluzioni insperate, inconsuete, innovative, illuminanti.

Se nella causalità il rapporto temporale è espresso con un prima/dopo, l’analogia si basa sulla sincronicità; se la causalità porta a differenziazioni sempre più evidenti, l’analogia riunisce la molteplicità in modelli unitari.

Per poter affrontare le situazioni, anche quelle più disperate, non basta la ragione, né un approccio completamente “scientifico” o  “religioso”, ma occorre la sintesi di tutto questo, secondo una visione olistica completa, che poi significa semplicemente unire il Cuore alla Mente.

“L’intera creazione esiste in te, e tutto quello che è in te esiste anche nella creazione. Non esistono confini fra te e un oggetto che è accanto a te, proprio come non esiste distanza fra te e oggetti molto lontani. Tutte le cose, le più piccole come le più grandi, sono presenti in te e uguali a te. Un unico atomo contiene tutti gli elementi della terra. Un solo movimento dello spirito comprende tutte le leggi della vita. In un’unica goccia d’acqua si cela il segreto dell’oceano infinito. Un’unica tua manifestazione rivela tutte le manifestazioni della vita” Kahlil Gibran


Testi e articoli utilizzati:

  • Aristotele, Etica Nicomachea
  • Aristotele, Metafisica
  • Andrea Bolognesi, Riflessioni sul dolore
  • Lino Missino, Il cervello e la sua coscienza - Erga edizioni
  • Maria Paola Brugnoli, Marco Shivchandra Parolini, La via della pace interiore. Tecniche di rilassamento e di meditazione per il benessere dell’Anima - Delmiglio editore
  • Massimo Teodorani, Entanglement – Macro edizioni
  • Silvia Bonizzi, Un’attenzione filosofica alla vita
  • Il libro del risveglio – riveduto e rimpaginato da Prof. Angelico Brugnoli dal sito http://www.adhikara.com/risveglio.htm
  • Per l’estensione dei significati dei termini: Wikipedia e Le garzantine
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