Venerdì 23 Giu 2017
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Tutto è Uno: alcune riflessioni olografiche

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Tutto è Uno

Alcune riflessioni… “olografiche”


Ologramma

La nuova tecnologia cinematografica 3D mostra l’effetto ottico di una realtà fittizia a tre dimensioni: lo spettatore (diciamo l’osservatore) ha la percezione (illusione) di appartenere a quella ‘realtà’ seppur sia contemporaneamente consapevole di essere in una sala cinematografica entro uno spazio a tre dimensioni (larghezza, lunghezza e altezza) in un momento preciso (tempo).

Probabilmente non tarderà molto ad arrivare il “cinema olografico”, forse il 3D è solo l’anticamera del più sofisticato metodo che genera ologrammi.

L’ologramma è la riproduzione di un’immagine registrata su una superficie: a differenza della pellicola fotografica, ogni frammento dell’ologramma contiene, in perfetto ordine tridimensionale, tutte le informazioni dell’oggetto. Il modello olografico quindi è essenzialmente un modello di relazione e d’informazione globale, un modello universale d’interconnessione del Tutto nella parte e della parte nel Tutto che emerge da una superficie bidimensionale.

Se da una superficie bidimensionale possiamo ottenere artificialmente un effetto tridimensionale, è plausibile che la nostra realtà, da un altro punto di vista, sia essa stessa bidimensionale?

In altri termini l’universo è olografico?

Alcuni cosmologi hanno ipotizzato che viviamo in un ologramma: ogni singolo frammento di realtà, anche un singolo elettrone, contiene tutto l’universo. Secondo David Bohm ogni punto è interconnesso in un campo di realtà implicito, cioè nascosto, che determina la realtà esplicita, cioè quella che vediamo. Il mondo manifesto ha origine in quello immanifesto, il primo è “locale”, sottoposto cioè alle leggi fisiche di causa-effetto, il secondo è “non-locale” e risponde al principio di sincronicità. Le sincronicità sono coincidenze talmente insolite e significative da essere difficilmente attribuibili al solo caso. La prolungata attenzione, che produce presenza, realizza stati non ordinari di coscienza che sintonizzano alla matrice invisibile che crea la realtà concreta.

Nelle parole estratte in “Wu Wei - Fantasia ispirata dalla filosofia di Lao Tze” di Henry Borel, segnalo una descrizione illuminante della realtà implicita: “Esiste una Realtà assoluta, senza principio né fine che non possiamo comprendere, e che per conseguenza è, per noi, simile a Nulla. Ciò che siamo capaci di comprendere, e che ha per noi una realtà non è, in verità, soltanto che apparenza. Effettivamente è un prodotto della Realtà assoluta, poiché tutto emana da questa Realtà e ritorna ad Essa; ma le cose reali ai nostri occhi non sono reali in se stesse.”

In un universo olografico e non-locale, persino il tempo e lo spazio non possono essere intesi reali. Lo spazio e il tempo emergono nell’ordine esplicito come effetto illusorio prodotto dalla nostra stessa percezione di una realtà materiale tridimensionale: il cervello fisico crea necessariamente un’immagine che colloca nello spazio-tempo perché lui stesso è in questa illusione. Nei decenni scorsi si è parlato molto della natura dello spazio e tutt’oggi non si ancora giunti a risposte certe. Se si disegna un tratto su un foglio, questo tratto è chiaramente unidimensionale. Il mezzo che lo circonda dev’essere di una dimensione più grande; ne consegue che il mezzo nel quale si trova il foglio di carta dev’essere tridimensionale: ciò vale anche per la stanza in cui si trova il foglio di carta; un oggetto tridimensionale dev’essere circondato da uno spazio quadridimensionale. Immaginate di voler vedere voi stessi come siete in realtà: allora dovreste usare due specchi, l’uno che proietta l’immagine riflessa dell’altro. Le superfici degli specchi mostrano una doppia realtà compenetrante di dimensioni geometriche pari a ‘superficie al quadrato’ (dimensionalmente è x2-y2). Abbiamo ottenuto la raffigurazione della quarta dimensione che non ha niente a che vedere con la tradizionale connessione fisica fra le tre dimensioni dello spazio e il tempo: la struttura geometrica, che difficilmente riusciamo ad immaginare, è quella di  un “quadrato al quadrato”. Nel tentativo di una descrizione però si corre il rischio di introdurre il concetto di spazio duale: uno tridimensionale - finito - costituito da tutto ciò che appartiene al nostro mondo e l’altro quadridimensionale - infinito - che appartiene a ciascun oggetto, mentre ciò che dobbiamo intendere è che si tratta dell’uno aderente all’altro, è l’uno che “contiene” e nel contempo che permea l’altro…

Lo spazio e il tempo non sono grandezze sufficienti per descrivere la nuova geometria, Einstein dimostrò che spazio e tempo sono concetti relativi.

L’universo nel suo livello più profondo non contiene né spazio nè tempo ma sola coscienza, mentre tutto il resto, la frammentazione della realtà, la distanza tra gli oggetti, il fluire del tempo, sono solo illusioni che noi percepiamo nella realtà esplicita. Talbot nel suo libro esplora varie tematiche, dai viaggi extracorporei, alle esperienze di pre-morte, ai fenomeni di telepatia, alle visualizzazioni di situazioni appartenenti al passato quindi, sebbene la nostra coscienza sembri essere localizzata nelle nostre teste, in alcune condizioni essa può altrettanto facilmente essere collocata altrove, in qualunque luogo si desideri.

A proposito di una plausibile realtà bidimensionale, ti consiglio di guardare il breve video http://www.youtube.com/watch?v=RnhLCzxuBOo&feature=related

Riferimenti bibliografici:

- principalmente “M.Talbot - Tutto è uno, L’ipotesi della scienza olografica – Ed. Urra”

- ho trovato spunti in “M. Teodorani – Bohm, La fisica dell’infinito” – Macro Edizioni”

- ti segnalo “P.Plichta – La formula segreta dell’universo, Un codice numerico svela l’enigma di Dio e delle sue leggi – Ed. Piemme”.

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