Venerdì 17 Nov 2017
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What the bleep do we Know?

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Alcuni brani tratti dal film “What the bleep do we Know?” visto su Youtube sottotitolato in italiano. Il titolo in italiano è “Fisica quantistica. Le implicazioni nella vita reale”

Il film è di Mark Vicente, Betsy Chasse, William Arntz.

L’attrice protagonista è Marlee Matlin (non credo sia stata casuale la scelta dell’attrice: lei è sorda, legge il labiale,  ma può scegliere di volta in volta se utilizzare i segni o la voce per comunicare).

Nel film intervengono vari scienziati e ricercatori:

  • David Albert, Ph.D - Professor & Director of Philosophical Foundation of Physics
  • Dr. Joe Dispenza, D.C. -  Doctor of Chiropratic Medicine
  • Amit Goswami, Ph.D – Professor of Physics, University of Oregon
  • John Hagelin, Ph.D
  • Stuart Hameroff, M.D. – Anestesiologo
  • Dr. Miceal Ledwith – teologo
  • Daniel Monti,  M.D
  • Andrew B. Newberg, M.D.
  • Candace Pert ,  – biologa molecolare
  • Ramtha – è una entità canalizzata da JZ Knight. Master teacher, Ramtha School of Enlightenment
  • Jeffrey Satinover, M.D (Psychiatry), M.S. Physics
  • William Tiller, Ph.D
  • Fred Alan Wolf, Ph.D
  • Masaru Emoto – (ha fotografato cristalli d’acqua in varie condizioni, bellissimo!)


È solo nella esperienza cosciente che il tempo sembra avanzare, nella teoria quantistica il tempo può anche retrocedere.

Quando non guardi sono onde di possibilità, quando guardi sono particelle di esperienza. Una particella che consideriamo come una cosa solida in realtà esiste in una cosiddetta superposizione: un’estesa onda di possibili localizzazioni tutte presenti allo stesso tempo. Nello stesso istante in cui guardiamo assume immediatamente una possibile posizione.

La superposizione quantistica implica che una particella può stare in due luoghi simultaneamente.

La fisica quantistica calcola unicamente le possibilità, chi o che cosa sceglie tra le possibilità?

Sappiamo cosa fa l’osservatore dal punto di vista della fisica quantistica ma non sappiamo chi o che cosa sia in realtà l’osservatore. Gli scienziati ci hanno provato, sono entrati dentro alla testa, hanno provato a cercare ovunque per incontrare qualcosa che potesse essere chiamato osservatore e non hanno trovato nulla, non c’è nulla nel cervello, né nella regione corticale, né in quella sub-corticale e nemmeno nella regione limbica. Nulla che possa essere l’osservatore, eppure tutti viviamo l’esperienza di essere l’osservatore.

W.Tiller: “Nella mia rappresentazione, l’osservatore è lo spirito dentro ai 4 livelli corporali come se fosse il fantasma dentro la macchina. È la coscienza che sta guidando il veicolo e sta osservando attorno. I 4 livelli corporali hanno tutti i tipi di sistema sensoriale per captare i segnali che stanno attorno.

La maggior parte della gente non influenza la realtà in modo consistente, sostanziale, perché pensa di non poterlo fare. Scrive un’intenzione e la cancella subito dopo perché pensa che sia una sciocchezza. Dice che non può attuarla. La scrive e la cancella nuovamente ottenendo così un effetto insignificante. E tutto ciò si riassume solamente nel fatto che crediamo di non poterlo fare.”

A. Goswami: “Quando pensiamo alle cose, allora rendiamo la realtà più concreta di quella che è, la congeliamo, e blocchiamo in essa anche noi stessi. Se la realtà fosse concreta, ovviamente, saremmo insignificanti perché non potremmo cambiarla. Ma se la realtà è una delle mie possibilità, immediatamente si pone la domanda su come si possa cambiarla. Come si può renderla migliore? Come si può renderla felice? Spero avvertiate che stiamo amplificando l’immagine di noi stessi: con il vecchio pensiero io non posso cambiare nulla perché non ho alcun ruolo, la realtà è già così e gli oggetti materiali si muovono secondo le leggi deterministe che regolano il loro comportamento. Ed io che sperimento non ho alcun ruolo.

Nella nuova prospettiva, la matematica e la fisica ci possono dare qualcos’altro: il numero delle possibili realtà da sperimentare con la coscienza ma non l’esperienza propriamente detta. Si tratta di scegliere la propria esperienza e creare la propria realtà. Può suonare come una stravagante affermazione della New Age, totalmente non scientifica, ma in realtà lo afferma la fisica quantistica.”

Quando il cervello elabora pensieri si verifica un vero e proprio temporale. Lo spazio tra le sinapsi è come se fosse il cielo fra la tormenta e la terra dove le nubi oscure si fanno sempre più minacciose. Gli impulsi elettrici che si agitano al loro interno sembrano fulmini che colpicono il suolo.

Quando il cervello elabora pensieri avviene una tempesta che rende impossibile vedere il pensiero stesso.

La neuro fisica ha rilevato nei quadranti del cervello una specie di tormenta. I quadranti sono aree in cui il corpo è mappato affinché la persona risponda all’immagine olografica. Ira, odio, risentimento, compassione, amore. Il cervello non riconosce la differenza tra quello che vede nell’ambiente e quello che ricorda perché nei due casi entrano in gioco le stesse reti neuronali.

Il cervello è composto da minuscole cellule nervose chiamate neuroni. I neuroni hanno sottili ramificazioni che si estendono e si connettono con altri neuroni per formare le reti neuronali. In ogni punto dove si connettono è incamerato un pensiero o un ricordo.

Il cervello archivia e ricostruisce i concetti secondo la legge della memoria associativa. E ciò significa che ogni idea, pensiero e sentimento immagazzinato nelle reti neuronali ha una possibile relazione con qualsiasi altro. Per esempio il concetto e il sentimento dell’amore immagazzinati nella rete neuronale vengono ricostruiti partendo da molte altre differenti idee. Alcuni associano all’amore la delusione e quando pensano all’amore sperimentano il ricordo del dolore, la pena, il dispiacere o l’ira.

L’ira può legarsi alla ferita provocata da una persona e, di riflesso, al concetto di amore. Noi organizziamo continuamente modelli del mondo esterno a noi e più informazioni aggiungiamo più raffiniamo tali modelli. In buona sostanza raccontiamo a noi stessi delle storie su ciò che riteniamo essere il mondo esterno. Qualsiasi informazione processiamo, qualunque informazione assorbiamo dall’ambiente è sempre interpretata in base alle esperienze che abbiamo avuto e alle emozioni che abbiamo provato.

Chi guida quando controlliamo o rispondiamo alle emozioni?

Fisiologicamente, le cellule nervose si connettono scaricando tra loro, e se si pratica ripetutamente uno stesso pensiero le cellule nervose stabiliscono tra loro delle solide relazioni a lungo termine. Se ti lamenti quotidianamente, se soffri quotidianamente dai corpo alla vittimizzazione nella tua vita. I pensieri fissi stabiliscono solide relazioni tra cellule nervose e danno corpo a ciò che viene chiamata “identità della persona”.

Se interrompiamo consapevolmente certi pensieri consentiamo alle cellule nervose di interrompere le relazioni precedentemente instaurate ed ovviare alla conseguente risposta chimica nel corpo. Più rigorosamente lo faremo, più rapida e definitiva sarà la disconnessione.

Se proviamo ad interrompere dei processi di pensiero e non badiamo agli stimoli esterni ma soltanto agli effetti che tale pratica produce, potremo essere consapevoli che l’ambiente si adeguerà automaticamente alla nuova realtà.

Le emozioni sono buone o cattive? Che ruolo hanno? Le emozioni hanno soltanto la funzione di rafforzare chimicamente la memoria a lungo termine.

Tutte le emozioni sono sostanze chimiche impresse olograficamente.

C’è una parte del cervello che si chiama ipotalamo ed è come una piccola fabbrica. È un luogo dove vengono assemblate le sostanze chimiche che danno vita alle emozioni che sperimentiamo. Tali sostanze sono delle proteine chiamate peptidi: sono piccole sequenze di amminoacidi. Fondamentalmente il corpo è una unità di Carbonio che si struttura fisicamente fabbricando 20 diversi amminoacidi. Il corpo produce proteine e l’ipotalamo ne elabora alcune piccole sequenze chiamate neuropeptidi o neuro-ormoni, che producono gli stati emozionali. Così ci sono sostanze chimiche per il dispiacere e la tristezza, per la vittimizzazione, la lussuria, ecc…

Quindi se sperimentiamo uno stato emozionale è perché l’ipotalamo ha prodotto i corrispondenti peptidi e li ha liberati nel sangue grazie alla ghiandola pituitaria.

Dopo essere stati immessi nel sangue raggiungono le varie parti del corpo reagendo con le cellule per mezzo di recettori esterni. A tale scopo, ogni cellula sulla propria superficie può averne migliaia. Quando un peptide raggiunge una cellula si aggancia a un recettore aderendovi perfettamente e dà luogo a un movimento che trasmette un segnale d’allarme. La maggior parte di noi nella propria vita ha subito delle sconfitte e nell’età matura si rinchiude in un luogo emozionalmente separato, come se oggi fosse sempre ieri. Sia i luoghi separati formatisi nel tempo che quelli sovraemozionali non consentono alla persona di operare come un’entità integrata. Ogni cellula è viva ed ha una coscienza, se per coscienza intendiamo il punto di vista dell’osservatore.

Di fatto, la cellula è la più piccola unità di coscienza del corpo.

La nostra mente crea il nostro corpo e tutto inizia dalle cellule. La cellula è una macchina che riceve segnali dal cervello. E i recettori possono degradarsi. I recettori di una certa emozione che vengono bombardati per lungo tempo a intensità elevate possono degradarsi o distruggersi. E la diminuzione del loro numero come il loro progressivo degrado, determina la crescita della quantità di emozioni necessarie all’ottenimento dello stesso risultato. Se bombardiamo le cellule quotidianamente con gli stessi atteggiamenti e la stessa chimica, quando si moltiplicheranno daranno vita a cellule che avranno un minor numero di recettori per quello stesso tipo di neuropeptidi. E inoltre avranno anche un minor numero di recettori per le vitamine, i minerali, i nutrienti, lo scambio dei fluidi ed anche per la liberazione delle tossine.

L’invecchiamento è il risultato di una scarsa produzione di proteine. Quando invecchiamo la nostra pelle perde elasticità, l’elastina è una proteina.

È il momento di un nuovo paradigma. In genere il campo della psichiatria non permette alla gente una sufficiente libertà di azione e determina un’enorme quantità di problemi psicologici che influenzano negativamente le scelte di vita. Dobbiamo imparare a prendere decisioni in modo diverso.

Quando dico che possiamo sparire non mi riferisco ad una sparizione fisica ma al fatto che possiamo uscire dalla zona del cervello dove risiede la nostra personalità, la nostra associazione con le persone, la nostra associazione con i luoghi, la nostra associazione con le cose, i tempi e gli eventi.

Noi non esistiamo nei centri associativi del nostro cervello che riaffermano continuamente la nostra identità e la nostra personalità. La maggior parte delle persone considera la propria vita noiosa e priva di ispirazione ed è così perché nessuno li ha mai informati che esiste una alternativa. Sono ipnotizzati dal proprio ambiente, dalla stampa, dalla televisione, dalle persone di successo, idealizzate al punto tale da tentare di raggiungerle in aspetto fisico, bellezza e valore, anche se si tratta di pura illusione. Così la maggior parte di loro si arrende e vive nella mediocrità.

Se si risale alla superficie della coscienza giungono inevitabili le domande sul chi siamo e su quale sia lo scopo della vita. Dove vado? Cosa succede quando muoio?

Si inizia con queste domande e si prosegue percependo che quello di cui si sta soffrendo non è un esaurimento nervoso, ma semplicemente il vecchio modo di concepire il mondo e la propria vita. Abbiamo bisogno di migliorare la nostra comprensione di ciò che stiamo sperimentando. Ci sono cose che faccio se mi consentiranno di evolvere, e ci sono cose che non me lo consentiranno. Ma non c’è un bene o un male.

Non c’è nessun castigo divino per aver fatto l’una o l’altra cosa.

Non c’è nessun Dio a condannare la gente. Tutti siamo Dio, e allo stesso tempo, Dio è una specie di nome che attribuiamo alle cose dell’esperienza umana che ci appaiono trascendenti e sublimi.

Chiedere ad un essere umano di spiegare Dio è come chiedere ad una goccia di spiegare l’acqua in cui è immersa.

Tu sei un Dio in fase di evoluzione e devi percorrere questo cammino di crescita.

Un giorno riuscirai ad amare l’astratto quanto adesso stai amando la tua condizione attuale.

Dobbiamo formulare ciò che desideriamo e restare concentrati, consapevoli, fino al punto di perdere la nozione di noi stessi, della nostra identità. Nel momento in cui siamo pienamente coinvolti da tale esperienza, perdiamo la nozione di noi stessi e la nozione del tempo e questa è l’unica immagine reale che abbiamo.

Tutti abbiamo vissuto questa esperienza quando abbiamo deciso che desideravamo altro. Questa è fisica quantistica in azione. È manifestare la realtà. È l’osservatore in azione. Posso influenzare la gente, lo spazio, il futuro. Sono responsabile di tutte le cose. Io e l’ambiente non siamo separati. Rendi noto lo sconosciuto.

S.Hameroff: “Sono parte di un’unità, e sono connesso ad essa. Non sono solo. Che esista questa connessione e che tutti ne siamo interconnessi al suo livello fondamentale, credo sia la migliore spiegazione della spiritualità.

W.Tiller: “È mia opinione che il nostro scopo sia sviluppare i doni di intenzionalità e apprendere come essere creatori efficaci.

Un giorno tutti noi raggiungeremo il livello degli Avatar di cui ci parla la storia: Buddha e Gesù.”

Ramtha: “Siamo qui per essere creatori. Siamo qui per ampliare lo spazio con idee e processi di pensiero.”

A.Goswami:È importante riconoscere se stessi come quantum, conoscere il meccanismo che realmente effettua le scelte, conoscere la mente. Quando avviene questo cambiamento di prospettiva parliamo di ‘esseri illuminati’.”

J. Satinover: “La meccanica quantistica permette al fenomeno intangibile della libertà di relazionarsi con la natura umana.

A.Goswami: “La fisica quantistica è la fisica delle possibilità, e pone la domanda su chi possa scegliere per dare corpo alle esperienze. L’unica risposta soddisfacente logica ma significativa, è che la coscienza è il fondamento di tutto l’essere.”

Ramtha: “Dobbiamo cercare la conoscenza senza l’interferenza delle nostre sovrastrutture e se lo faremo, manifesteremo la conoscenza nella realtà e i nostri corpi sperimenteranno nuove modalità, nuova chimica, nuovi ologrammi, nuove regioni perdute del pensiero, ma soprattutto i nostri sogni più reconditi.

Stiamo studiando i grandi pensatori. Tutti in questa sala (n.d.r. si riferisce alla sala dove stanno registrando) siamo grandi pensatori ora che stiamo pensando. C’è sempre un trucco, non è vero?”

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